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Quando il liceo scientifico per Vittorio (primo anno, alias quarta ginnasio) e il classico per Giuseppe (terzo anno) avrebbero spalancato gli inquietanti cancelli alle centinaia di semiprigionieri diurni dai calzoni corti, ecco che immediatamente l’impegno di provvedere a nutrire la famiglia, oltre che a fornire la casa di quanto necessario a tenerla pulita e decorosa, sarebbe planato sulle spalle delle due assistenti – saltuariamente accompagnate e discretamente sorvegliate dalla signora Castronovo. La consorte del dottore, infatti, amando furiosamente leggere romanzi su romanzi si attardava non poco in questa passione che l’attanagliava felicemente sin da bambina: quindi capitava sovente si levasse dal lettone matronale ben dopo le dieci del mattino, quando Lia, Mimma, magari entrambe, erano già sparpagliate allegramente nel quartiere in giro per negozi. Non certo prima di aver ripulito per bene pavimenti e mobilia, sbattuto tappeti a dovere e fatto il bucato – se era giorno per “disinfettare” i panni di casa, come usava dire la padrona.

Al primo rango, come le piaceva dire, poneva sicuramente i russi: Tolstoj e Dostoevskij, poi Puskin, Gogol, Turgenev, Cecov. Su quest’ultimo Vittorio ricordava ancora, a distanza di qualche decennio, le furibonde litigate con la zia monaca – divoratrice di romanzi europei non meno allafannata 4 della cognata – che discettavano appassionate di modernità o conservatorismo nell’autore de Il giardino dei cigliegi.

<<Ma, Zazzà mia, come fai a non accorgerti della capacità di Cecov d’indagare con perfidia e ironia la vecchia classe nobiliare, i possidenti annoiati, corrotti fino al midollo?>>, chiosava Maria Castronovo.

Il chiamarla Zazzà (seppur attenuato dal “mia”) restò sempre prerogativa unica dei coniugi Maria e Natale: chiunque altro in famiglia, o peggio al di fuori di essa, si fosse azzardato a interloquire con lei chiamandola così avrebbe ricevuto subito un biglietto di sola andata per l’Inferno.

<<Prendi per esempio i conversari fra i protagonisti del Giardino: i vecchi proprietari non fanno nulla, capisci?, NULLA per reagire all’imminente vendita del loro paradiso domestico naturale. Prima il loro creditore e faccendiere Lopascin propone di vendere perché si costruiscano un mare di villini per turisti; poi offrono al fratello un posto in banca e lui replica ridendo sardonico <<seimila rubli l’anno, ha, ha, ha>> e commenta con il solito intercalare di espressioni da giocatore di biliardo <<… sponda destra e palla centrale, poi carambola>>

<<Ma c’è disperazione e incapacità … come dire, di avere a che fare con la modernità. La ferrovia e i grandi trust, ecc…>>

<<E questo giustifica l’arroganza patetica con cui si arroccano a difendere l’indifendibile? I privilegi di classe che …>>

<<Eh no, Maria cara, un tinni nesciri fora sempre ca storiella delle classi, ca mi pari …>>, e si fece debitamente il segno della croce prima di pronunciare la bestemmia laica numero uno, <<MARXISTA!!, che Iddio mi perdoni>> e baciò anche il crocifisso appeso al collo raggrinzito.

<<Fammi il piacere, dai, ma che Marx d’Egitto. Anche un liberale moderato sarebbe d’accordo con me, che so, uno a destra di Giolitti o Einaudi. Lì è lampante che Cecov scrive un canto dolente, ironico, malinconico allo stesso tempo su un mondo che muore, su una classe sociale, quella dei possidenti, che verrà spazzata via prima da Kerenskji e poi … da Lenin>>

E qui la zia monaca si produsse in un ancor più energico segno della croce al sentir solo nominare il “diavolo bolscévico”, come molti reazionari o conservatori europei definivano Ili’c Ulianov.

<<Il che non fa di certo un comunista di Anton Cecov. Come non fa di, come si chiama? Ah, ecco… di Stefan Zweig un ribelle>>

<<Chi è questo Swaig?>>, chiese incuriosita la suora.

<<Aah …. guarda che è un ottimo storico divulgatore e romanziere austriaco. Te lo consiglio di tutto cuore>>, raccomandò convinta Maria Castronovo.

<<Austroungarico, vorrai dire>>, la redarguì ‘a Zazzà con sguardo piccato.

<<Certo che sei proprio una … beh, si, una … reazionaria della più bell’acqua, cara cognata. Ti rendo edotta che il fu Impero di Austria-Ungheria … o doppio regno che fosse, è crollato …. dunque, fra due mesi fan giusto nove anni>>

<<E non bestemmiare, cognata carissima che il Kaiser Francesco Giuseppe cristiano cattolico apostolico devotissimo a Santa Romana Chiesa era>>. E via con il terzo segno della croce, questa volta disteso e solenne.

<<Ma anche uno che impiccava gli irredentisti con cristiani ceppi e corde e boia>>, replicò la signora D’Alessandro con la faccia rossa di rabbia.

<<Basta, non ne voglio sentire di discorsi repubblicani>>, si alzò di scatto la monaca come fosse stata schizzata sopra la poltrona da un’invisible molla gigante.

<<Ah, ah, ah, repubblicani>>, Maria Castronovo rise di buon gusto. <<Ma sai che non sapevo tu fossi cittadina austriaca. Altrimenti, se sei italiana, ti segnalo che stai facendo pericolosi discorsi filo Vienna. Attenta che qualche giorno potrei renderne edotto sua Eminenza l’arcivescovo di Palermo>>

<<Ma fammi ‘u piaciri, Marì. Va, che è tardi e devo ancora far spesa e prendere il treno per Bagheria>>

Vittorio si andò a nascondere precauzionalmente in camera – quella che divideva con Pepito, quel pomeriggio, come sempre, fra le braccia della sua amata.

Poteva dire di avere imparato parecchio da madre e prozia. Infatti si gettò a corpo morto su Guerra e pace, il primo dei quattro volumi del romanzo fiume. Che da subito non mancò di abbracciarlo fra righe dense e personaggi intensi, finendo per farlo felicemente precipitare nella Mosca assediata dai napoleonici. Si meravigliò di non voler prendere partito per nessuno dei contendenti – anche se forse i difensori della grande città russa non gli erano indifferenti con il loro coraggio, spesso misto a una sorta di fede messianica nella sconfitta delle armate napoleoniche.

Fu la prima della serie infinita di letture “adulte” del piccolo di casa – dopo le gioie infantili e preadolescenziali offerte dai vari Salgari e Stevenson. La voglia di viaggiare cominciò proprio a germogliare in lui grazie a questi autori, che prese subito sul serio. Da adulto semplicemente proseguì nell’amare giallisti, i cosiddetti autori per l’infanzia, di fantascienza. Se la passione nasceva, voleva dire che l’autore era bravo, o a volte anche un vero e proprio artista.

Da Maria Castronovo, per fare un altro esempio che presto fruttificò nell’ultimo figlio, imparò a non distinguere, in un grande come Georges Simenon, l’ideatore di Jules Maigret dal descrittore supremo di psicologie e ambienti della provincia francese, belga e olandese.

 

4 ferocemente affamata

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