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Quindi a presentarsi fu quello che in effetti era proprio il fratello, Mirko, che porse anche la mano. Fu stretta con tutta l’energia possibile da Vittorio che sentiva di dover mostrare subito coraggio e superiorità rispetto a troppa cortesia e sorrisi all’inizio della loro conoscenza. Perché sapeva che in qualche modo si sarebbero visti e rivisti, che Mirko sarebbe stato il primo dei nuovi amici palermitani.

E la loro casa, già l’immaginava molto più bella dell’anonima antagonista di Palagonia, lo avrebbe ospitato decine di volte. Malgrado la distanza di chilometri? Anzi, proprio il trovarsi al capo opposto di corso dei Mille rappresentava un simulacro di fuga, un’isola felicemente remota dalla casa palermitana D’Alessandro.

Ecco, pensò all’improvviso il piccolo mentre scrutava i fratelli bolognesi con nuovo interesse e un lampo di simpatia: l’appartamento dei Baldi lo avrebbe compensato della perdita per circa nove mesi l’anno dell’amata villa, dell’avito paese, del sognato e vissuto mare, della banda di amici, primigenia comunità in cui si era sentito umano fra suoi pari, senza più sguardi adulti censori.

E lei? Preferiva per ora non pensarla in alcuna fattezza. Soltanto vederla. Assolutamente vederla, bersela come un getto d’acqua di una Palermo sotterranea e rinfrescante, che solo lui poteva dissetare, inaccessibile al resto della città.

Eleonora, parola che cominciava a giocargli nell’orecchio, insinuandosi come imprevedibile incastro di suoni, ognuno dei quali rimandava a un particolare di lei. La E ai capelli cielo notturno, la elle agli occhi vitrei dai quali il mondo le si presentava nell’ambigua bellezza e violenta crescita, e così via.

Vittorio romantico? Non si sentiva di rispondere subito NO con la forza di chi ha paura di essere scoperto meno virile del richiesto. Cominciava a percepire che “uomo romantico” è la miglior replica a chi ciancia di maschi che non piangono, che posseggono più che amare, e tocchi simili di etica fascista viriloide, meridionale. Però preferiva ancora tenersi per sé pensieri di tale peso che riferiti alla persona sbagliata gli avrebbero procurato non pochi guai a scuola e nel gruppo Avanguardisti. Fors’anche nel quartiere. E la prima virtù del regime dalla metà di quel losco decennio fu proprio quella di far dilatare a dismisura il numero delle persone sbagliate.

<<Allora?>>, chiese con energia la ragazza.

<<Allora?>>, la imitò con aria sfottente.

<<Aspettiamo fino a che ora per sapere chi diavolo sei?>>.

Sembrava che Mirko preferisse mandare avanti la consanguinea, come se si ritagliasse con rassicurante terzietà il ruolo dello spettatore di quel qualcosa fra Eleonora e Vittorio. Perché lo sapevano tutti e tre, alla stessa maniera, che qualcosa si cominciava a formare fra la mora e il rosso. Un incastro di due colori che chissà a cosa avrebbe dato vita: eppure erano sicurissimi di quel “chissà cosa”.

<<Io sono io. Non ti basta?>>

<<E a scuola dici così? E ti accettano senza riderti in faccia o chiamare il manicomio?>>

Adesso lei gli si era avvicinata molto e si trovava sfrontatamente a pochi centimetri dal viso. Ma Vittorio, anche se dentro friggeva come un mucchietto di panelle vendute calde agli angoli delle strade, divorate a ogni ora del giorno da orde di palermitani affamati, beh, il ragazzo non gliela avrebbe mai data vinta. Quindi non si era mosso, reggeva perfettamente lo sguardo perforante di quella peste dai capelli neri, che sembrava una cucciola di squalo pronta a squartarlo, infilare la testa mora e far rimbombare la sua vocetta impertinente fin dentro le viscere di quel ragazzo osso duro.

<<Mi …. chiamo… V-i-t-t-o-r-i-o>>, sillabò con esasperante lentezza.

<<E?>>

<<E basta. Per ora ti sia sufficiente>>

<<Senti, vuoi venire a pistiarti 14, come si dice qui, un paio di paste dolci e un thé freddo su da noi?>>, gli propose Mirko, forse stanco di fare da lampante terzo incomodo.

<<E perché no? Ma, … tua sorella è … d’accordo?>>.

E mentre lo chiedeva D’Alessandro girava intorno alla suddetta sorella scrutandola con sorriso inquisitorio. Ormai si era calato nella parte, non sapeva bene poi quale. Solo così riusciva a proseguire imperterrito. Come un anfibio che decide di nuotare per ore e ore dimenticandosi di essere in grado egualmente di correre sulla terra e che, anzi, prima o poi deve riemergere dalle acque per respirare.

<<E se la sorella non è d’accordo?>>, sibilò lei rossa di eccitazione.

Vittorio rise con gioia dentro di sé senza far trapelare la minima emozione. Lo aveva previsto, sembrava andare tutto come se l’era immaginato. Ma non certo da quando li aveva incontrati un’oretta prima. Era come se via via che si sfidavano, si studiavano, sparandosi qualche tocco ironico o di sfottò, una mano da un ridotto teatrale invisibile calasse fra le mani di Vittorio pagina dopo pagina il copione ideale. Quello al quale Eleonora non avrebbe potuto non rispondere. Sembrava che il ragazzo di corso dei Mille la conoscesse da anni, sapendo perfettamente come stanarla.

<<Allora il mancato ospite se ne torna ramengo a casetta volando in bicicletta>>, la canzonò Vittorio mettendo mano a manubrio e guanti e ginocchiere di gommapiuma che si era sfilati da un ben po’.

<<Davvero?>>

<<Davvero>>, ripetè sfoderando un sorriso ladro.

E cominciò realmente a pedalare nella direzione da cui era arrivato. Mirko lo fissava a bocca aperta, mentre Eleonora aveva gli occhi che le brillavano di emozione e incanto e stupore mai provati prima.

E dopo pochi lunghissimi secondi l’ebbe vinta lui. Naturalmente.

<<Sono d’accordoooooo>>. Da quel petto ancora in via di sviluppo, incastonato in uno scheletro esile, schizzò fuori un ululato da soprano wagneriano che forse nemmeno il fratello sospettava lontanamente possibile.

Il destinatario della prova lirica si bloccò d’un colpo come se avesse ibernato all’istante i freni della sua efficiente Bianchi 1923. Per un pelo dal contraccolpo non finì sbalzato dal sellino. E anche quel piccolo esibizionismo andò ad ammonticchiarsi assieme a tutto il rimanente splendore che Vittorio era stato inspiegabilmente in grado di generare. La sua rendita di posizione verso la ragazza prometteva di mantenersi intatta per almeno due decenni.

 

14 Mangiare con gran gusto e in gran quantità